Lunedì 6 ottobre ore 17:00 al Vittorio Emanuele
ASSEMBLEA CITTADINA con Docenti Autoconvocati e Studenti


Venerdì 10 ottobre ore 9:00 a Caricamento
MANIFESTAZIONE e CORTEO con gli Studenti.

 

 

 

relazione di Rino Capasso al convegno che si è tenuto a Lucca con riflessioni interessanti sulla sciagurata riforma renziana.

 

La carriera dei docenti e i poteri dei Dirigenti scolastici: dagli scatti di anzianità al c.d. merito”

Rino Capasso – Relazione per i Convegni Cesp di Lucca (1 ottobre 2014) e Massa (3 ottobre 2014) 

Eravamo stati facili profeti al Seminario nazionale dei Cobas scuola del luglio scorso quando avevamo identificato nella perdita di centralità del CCNL una delle tendenze di fondo che caratterizza con perfetta continuità la politica dei governi di c-d, di c-s, tecnici, di larghe e di strette intese. I parametri di Maastricht, il Patto di Stabilità e il Fiscal Compact hanno determinato una serie di vincoli economici, per cui il quantum delle risorse destinate al rinnovo dei contratti pubblici viene determinato unilateralmente con la legge finanziaria o con quella di stabilità. Le risorse disponibili non sono, quindi, più oggetto di contrattazione, ma vengono determinate unilateralmente da uno dei contraenti. Inoltre, dal 2010 fino al 2014 incluso è in atto il blocco dei CCNL dovuto ad un completo azzeramento delle risorse. Il Ministro Madia, in perfetta contemporaneità con gli annunci renziani sulla Buona scuola, ha prodotto un annuncio molto più concreto e di facile attuazione: il blocco dei contratti pubblici anche per il 2015. La ratio è la politica dell’austerità, perseguita - nonostante gli annunci -anche dal governo Renzi, che costituisce non una soluzione, ma la causa della crisi. La Buona scuola non solo non è neanche lontanamente parente della Buona Novella del grande Faber, ma sopratutto non è né un DL, né un ddl approvati in CdM, ma solo un ennesimo annuncio senza risorse.

Per la parte normativa, già l’art. 1 della L. n. 15/2009 (legge Brunetta) aveva invertito il rapporto tra legge e contrattazione previsto dalla Bassanini. Mentre quest’ultima prevedeva la prevalenza del CCNL sulla legge, salvo deroga legislativa esplicita, la Brunetta ha sancito come regola generale la prevalenza della legge sul contratto, salvo deroghe esplicite previste dalla legge stessa. In pratica, l’eccezione è diventata regola e viceversa. Quindi, privatizzazione del contratto, ma con la predeterminazione  unilaterale sia della parte  normativa che delle risorse disponibili: la beffa oltre il danno! Prima Monti con la sua teoria del dialogo sociale senza contrattazione applicata alla riforma delle pensioni, poi gli annunci estivi di Reggi sulla riforma della scuola e, infine, il nuovo annuncio renziano della Buona scuola prefigurano un ulteriore salto di qualità in pejus nell’attuazione concreta della Brunetta. Lo stato giuridico dei docenti, i loro  diritti e  obblighi saranno modificati per legge mettendo la contrattazione (se e quando verrà riaperta) davanti al fatto compiuto e riducendone drasticamente il ruolo anche per la parte normativa. La motivazione di tipo liberale è che la legge rappresenta la volonté generale du citoyen, mentre i sindacati rappresentano solo i lavoratori (se li rappresentano!), quindi nella migliore delle ipotesi una parte e non il tutto. Si tratta di ideologia nel senso marxiano di mistificazione della realtà, sia per la crisi di rappresentatività strutturale dei partiti, sia per la scarsa rappresentatività  garantita da leggi elettorali ipermaggioritarie  (il che vale anche per l’ Italicum), sia perché da decenni è in atto una tendenziale concentrazione del potere normativo nelle mani del governo con l’abuso dei decreti legge e l’uso per tutte le grandi riforme di decreti legislativi o regolamenti delegati. Tale tendenza sta trasformando il Parlamento in organo di ratifica di decisioni governative. La riforma del Senato di Renzi costituzionalizza questa tendenza, aggiungendo un quarto strumento: la blindatura della Camera sui ddl urgenti del governo, con l’obbligo di votare entro 60 gg sul testo presentato o accolto dal governo. Ma anche se il Parlamento fosse rappresentativo e  avesse conservato i suoi poteri, la subordinazione del contratto nazionale alla legge implica una svalutazione del ruolo del conflitto sociale previsto dalla stessa Costituzione, peraltro già operante per effetto della limitazione del diritto di sciopero.

Vediamo in concreto come cambia lo stato giuridico dei docenti nella Buona scuola.

Partiamo dalla carriera per merito. Attualmente i docenti e gli Ata percepiscono gli scatti di anzianità dopo 8 anni, i successivi scatti ogni 6 anni per un totale di 6 scatti. Ma non solo una volta gli scatti erano biennali, ma solo con l’accordo separato del 4.8 2011 è stato abolito solo per i neo assunti il primo scatto dopo 2 anni, con una perdita annuale che va dai 400 € annui di AA e AT ai 1200 € per i docenti delle superiori da moltiplicare per 6 anni per quantificare il risparmio dello Stato. Ma la Buona Scuola dimentica questo particolare e fa i confronti tra il primo scatto attuale dopo 8 anni e quello per merito, che avrebbe una cadenza triennale: quindi il primo sarebbe dopo soli  3 anni. Ammonterebbe a 60 € netti al mese e per definizione non è per tutti, ma solo per il 66% dei docenti più bravi in una determinata scuola o rete di scuole. Ogni docente avrà dal 1° sett. 2015 un proprio portfolio da inserire in un Registro pubblico on line consultabile dai DS (ed entro certi limiti anche dalle famiglie/clienti). Nel portfolio vanno inseriti i crediti formativi, professionali e didattici. I primi attengono alla formazione in servizio (che diventa obbligatoria), alla ricerca e alla produzione scientifica acquisiti solo mediante percorsi accreditati: quindi si riaprirà la corsa ad acquisire titoli formativi, con la frequenza di corsi non retribuiti e magari anche  a pagamento, in cui bypassare la didattica di regime considerata di volta in volta vincente a livello ministeriale. I secondi riguardano  tutte le attività svolte al di fuori della classe, dai progetti alle funzioni strumentali alle collaborazioni varie, che sono già fonte di differenziazione retributiva con il MOF  e che diventano ulteriore fattore di differenziazione e competizione costituendo crediti per gli scatti. Ma “nessuna ambiguità: la qualità della didattica sarà il criterio di valutazione più importante per il docente che vorrà fare carriera” proclama Renzi! “I crediti didattici si riferiscono alla qualità dell’insegnamento in classe”, al miglioramento dell’apprendimento degli studenti, all’innovazione didattica e, al tempo stesso, all’attenzione per le specificità disciplinari”. Ma come si misura la qualità della didattica? Renzi annuncia che entro tre mesi un gruppo di esperti definirà “il quadro italiano di competenze dei docenti nei diversi stadi di carriera”, che dovrebbe orientare i nuclei nella valutazione dei docenti. Anche se riuscissero in soli tre mesi a definire cosa significa essere un bravo docente, è evidente il carattere verticistico della definizione dei criteri. Ma se tutto dovrà partire dall’1.9.2015 è molto più probabile che sarà centrale l’unico sistema di valutazione in piedi che è l’Invalsi Finora ci avevano garantiti che la valutazione riguardava il sistema scuola e non il singolo docente, che i quiz Invalsi non sarebbero giammai serviti a valutare i docenti, ma le ns previsioni sul ruolo dei quiz trovano piena conferma.. D’altronde già il decreto Carrozza ha previsto corsi di formazione obbligatori per i docenti bocciati ai quiz.

I 3 tipi di crediti vanno poi valutati dal Nucleo di valutazione, sulla cui composizione un documento di ben 136 pagg. è decisamente vago: ne faranno parte sicuramente il DS, un esperto esterno non meglio qualificato e i docenti mentor, che a loro volta sono scelti dallo stesso Nucleo con una sorta di cooptazione oligarchica. Ci dovrà essere qualcun altro se non altro perché per i primi 3 anni non vi saranno ancora i docenti mentor.

Il Nucleo farà una vera e propria classifica dei docenti e i primi 2/3 avranno lo scatto triennale di 60 € netti. Ma perché non si fissa una soglia minima di “bravura” e tutti quelli che la raggiungono percepiscono lo scatto? La buona scuola risponde chiaramente che bisogna fare una classifica a livello di singola scuola o di rete, perché così scatta un “sano incentivo” a migliorarsi per i docenti di tutte le scuole. Tradotto significa che si deve scatenare la competizione e la concorrenza individuale  tra i docenti – come nelle aziende private- perché questo migliorerebbe la qualità della scuola. E sicuramente nella Buona scuola riprende quota l’idea della scuola azienda con la competizione individuale,la gerarchizzazione dei docenti e la standardizzazione degli insegnamenti.

Sia ben chiaro tra i docenti, come tra tutti gli esseri umani, esistono differenze: nella conoscenza dei saperi disciplinari, nell’approccio didattico (frontale, interattivo, maieutico..), nella tendenza ad insistere sul nozionismo o sullo sviluppo delle capacità di analisi e sintesi, nel coinvolgimento motivazionale degli studenti, nella relazione emotiva e cognitiva, anche semplicemente nella capacità di catturare l’attenzione. Ma la domanda è: differenziare la retribuzione, mettere in competizione i docenti tra di loro, gerarchizzarli .. migliora la qualità della scuola o la peggiora? La scuola ha bisogno di competizione o di collegialità effettiva?

Qual è il primo scenario che viene in mente? I DS, i mentor e gli altri membri del nucleo sceglieranno i più bravi in base a fattori lobbystici, tra quelli che sono a priori d’accordo con il DS, tra quelli che privilegiano la scuola dei progetti dispersivi e autoreferenziali rispetto al lavoro in classe, tra i componenti dello staff.. Insomma, servilismo, clientelismo, approccio esecutivo saranno premiati, mentre coloro che osano criticare il DS o semplicemente hanno maggiore autonomia di giudizio saranno i docenti somari (un pericoloso ossimoro).

E’ uno scenario possibile, se non probabile, ma scartiamolo e ipotizziamo lo scenario migliore. Il DS e il nucleo scelgono veramente il 66% più bravo e magari anche più bravo in classe e non (o non solo) nella marea di progetti che producono dispersione scolastica e affliggono noi e gli studenti. E’ prassi costante che nella scuola pubblica vi siano diverse idee sulla programmazione didattica, sull’articolazione dei contenuti, sulle diverse teorie o scuole di pensiero nell’ambito dei vari saperi disciplinari, sul bisogno di semplificare l’approccio o di abituare alla complessità, sul ragionare per modelli, magari alternativi tra di loro, sull’approccio induttivo o deduttivo, sui criteri di valutazione. Se dei colleghi – che magari operano negli stessi C. di classe/interclasse  o gruppi disciplinari- o ancor più il DS - che presiede gli scrutini, il Collegio ed è membro del Consiglio d’istituto - devono giudicare il lavoro di un docente è perlomeno possibile, se non probabile, che una buona parte dei docenti assimilerà le idee, i criteri di valutazione di chi dovrà giudicarli! Pensate, per esempio, al dibattito su darwinismo e creazionismo oppure alla contrapposizione tra classici, marxisti, liberisti e keynesiani in Economia politica. E’ chiaro che l’effetto sarebbe una drastica riduzione del pluralismo, della democrazia e della stessa libertà di insegnamento! Ma la Costituzione ha dato centralità alla scuola pubblica perché essa garantisce il pluralismo, perché lo studente nel corso dei vari anni può venire a contatto con diverse visioni dei vari saperi disciplinari, al contrario di quello che accade nelle scuole di tendenza o peggio ancora nelle scuole di mercato, che soddisfano i bisogni dei clienti vendendo titoli di studio e non istruzione.. E’ questa la ratio legis di quel “senza oneri per lo Stato” dell’art. 33 che ha spinto la stragrande maggioranza degli studenti verso la scuola pubblica. E meno pluralismo e democrazia significa Cattiva e non Buona Scuola.

 Ma la centralità dei quiz Invalsi nel meccanismo sia della valutazione delle scuole che dei docenti costituisce un fattore fortissimo di standardizzazione degli insegnamenti e di ulteriore dequalificazione della scuola. E’ uno strumento molto più efficace di qualsiasi imposizione normativa esplicita. Ipotizziamo un docente che non ha svolto un determinato argomento per scelta didattica o per rispetto dei tempi diversi dei suoi studenti o che ha impostato diversamente la trattazione di quel tema, magari puntando più allo sviluppo di capacità cognitive e spirito critico che all’acquisizione rapida di nozioni decontestualizzate: se i suoi studenti vanno male ai quiz e, quindi, lui non acquisisce crediti didattici e possibilità di scatti, magari temendo che i suoi colleghi più invalsizzati di lui lo superino nella classifica, inevitabilmente adatterà il suo percorso ai test, indipendentemente da ogni altra considerazione. E’ il teaching to test che ha già ampiamente rovinato le scuole inglesi e USA. Verrebbe da twittare: “Caro Matteo, tieniti i 60 € che  mi tengo la mia libertà!”   

Per gli Ata La buona scuola si limita due minacce: anche a loro si applicheranno gli scatti per merito (non si dice come) e la digitalizzazione delle scuole permetterà di ridurre il n° degli Ass. Amm.: è notizia recente che la legge di stabilità prevederà un taglio di 8.190 unità di personale Ata.

Il passaggio dagli scatti per anzianità a quelli per merito fa anche risparmiare lo Stato. La buona scuola presenta una serie di conti per dimostrare che i docenti potranno guadagnare molto di più con 12 scatti triennali rispetto ai 5 scatti attuali, che resteranno comunque in vigore fino al 1 settembre 2015, data da cui entrerà in auge il nuovo sistema. Ma questi conti dimenticano che quegli scatti andranno solo al 66%  dei docenti e non al 100%. In primis, nessun docente tra quelli attualmente di ruolo potrà avere 12 scatti perché al 1° settembre ha già un elevato numero di anni di servizio (abbiamo i docenti più vecchi d’ Europa), ma anche i neo assunti avranno in media 41 anni e vari anni di servizio. Ma si dirà: a regime sarà così per quelli che verranno assunti per concorso senza precariato, anche se il documento non precisa che solo questi esseri del futuro potranno avere 12 scatti.  “A fine carriera i docenti migliori potranno guadagnare 9000 € netti in più  rispetto allo stipendio base, cioè circa 2000 € netti in più di quanto guadagnerebbero con il sistema attuale” (pag. 54). Ma su 100 docenti solo 66 potranno prendere quei 9000 in più e solo se saranno sempre i più bravi. E 9000 x 66 fa 594.000 € spesi dallo Stato, mentre 7000 € in più dati a 100 docenti comporta una spesa di 700.000 €: ergo lo Stato risparmia su ogni 100 prof. 106.000 € come il peggiore padronato privato che lucra sui salari a cottimo!! Vi invito a rifare gli stessi calcoli per tutte le fasce di carriera: il risultato è lo stesso, per es. per chi ha 9 anni di anzianità lo Stato risparmia 2320 € per ogni 100 docenti . Non a caso nelle pagg. successive, in un rigurgito di verità, si dice che con i risparmi del nuovo sistema si potrà stabilizzare il MOF.

Il portfolio dei docenti e gli scatti di merito saranno centrali anche nella mobilità dei docenti . Infatti, il DS, dopo aver solo consultati gli organi collegiali, potrà scegliere in base al portfolio i docenti più adatti alle esigenze della sua scuola, sia tra quelli neo immessi in ruolo che tra quelli già di ruolo. Anche qui conteranno sempre meno i criteri oggettivi e aumenterà il peso di fattori discrezionali e arbitrari: è il sistema già operante per i DS che ha dimostrato ancora una volta che merito è solo potere!

La mobilità sarà influenzata non solo dalla mano visibile del DS, ma anche dalla “mano invisibile del mercato”: siccome la classifica dei docenti è riferita a singole scuole (o reti) il docente mediamente bravo sarà spinto a lasciare la sua scuola – dove magari vi sono solo bravissimi – per andare in un’altra scuola in cui i docenti sono mediamente somari, così avrà più possibilità di accedere ai  mitici 66 €. Così – dice La buona scuola- la qualità si diffonderà a vista d’occhio: la qualità o il servilismo e la standardizzazione della didattica di regime? 

Infine, la mobilità sarà anche di tipo professionale, perché con l’organico funzionale il docente potrà passare dal lavoro in classe alla progettualità extracurricolare, ad occuparsi di formazione o a fare il tappabuchi per le supplenze: anche su questo aspetto dell’organizzazione del lavoro il DS avrà potere discrezionale, soprattutto se passerà l’applicazione della Brunetta che ha sottratto tale materia alla contrattazione d’istituto.

L’aziendalizzazione della scuola passa anche per l’esplosione di figure intermedie tra docenti operai e DS:

- i membri del nucleo di valutazione;  

- i docenti mentor (pochi, max il 10 % per scuola) che si occuperanno di valutazione, formazione, tirocinio, aiutando il DS nella (s)valorizzazione dei docenti operai; faranno parte del Nucleo di valutazione, da cui a regime saranno cooptati; infatti, il nucleo sceglie i mentor tra i docenti che hanno avuto almeno tre scatti consecutivi di merito; in via transitoria  per i primi 3 anni il mentor è cooptato in modo del tutto arbitrario dal nucleo in base al portfolio; dopo 6 anni è scelto tra quelli che hanno avuto almeno 2 scatti; avrà oltre gli scatti un’indennità di posizione per creare ulteriore differenziazione retributiva;

- i docenti innovatori impegnati soprattutto nella formazione dei colleghi; i vari esperti ( BES; valutazione..);  i responsabili di rete; i docenti co- gestori della piattaforma digitale del MIUR.

Tutti, salvo i mentor, saranno retribuiti con il MOF, che Renzi si impegna a stabilizzare, ma le uniche risorse a cui accenna sono i risparmi garantiti dalla carriera per merito. Il MOF  nel 2010 a livello nazionale ammontava a 1 mld e mezzo di €, nel 2013 – 14 è stato quasi ridotto a mezzo miliardo con un decremento di 2/3 in 4 anni. In particolare, l’anno scorso il taglio è stato del 47% rispetto all’anno precedente per finanziare in modo completo lo scongelamento del 2012 ai fini degli scatti di anzianità. Quest’anno ammonta ad oggi a 642.770 milioni di €, con un lieve incremento rispetto all’anno scorso. Ma il 2013 è ancora congelato ai fini degli scatti per cui è possibile che se interviene un nuovo accordo per scongelarlo (come è anche auspicabile) il MOF verrà tagliato di nuovo. Ma Renzi – che è uomo d’onore – dice che il MOF verrà stabilizzato!

Quel che è certo è che – come avevamo previsto – i quiz Invalsi e il SNV saranno usati come criterio per distribuire il MOF tra le scuole, mentre il criterio dimensionale (organico, numero di sedi..) non sarà più esclusivo. Le scuole migliori  e capaci di fare rete saranno premiate, le peggiori saranno discriminate! Non solo, ma i risultati conseguiti dalla scuola nel SNV “influenzeranno in maniera premiale la retribuzione dei DS”. Anche qui la pressione dei DS perché la scuola adotti i modelli didattici premiati dal SNV – in sostanza il teaching to test – sarà fortissima.

A luglio avevamo ipotizzato una tendenziale marginalizzazione del contratto integrativo e delle RSU sia per il depauperamento delle risorse che per la sottrazione di materie contrattuali, la possibilità di iniziative unilaterali del DS in caso di mancata firma del contratto e di valutazione discrezionale dei risultati delle attività per erogare i compensi previsti dalla Brunetta (alla cui applicazione come RSU Cobas ci siamo opposti con qualche successo). Ora l’annuncio della Buona scuola sembra smentirci sulle risorse (dato che Renzi è uomo d’onore), ma ci conferma in un’altra previsione: i fondi residui saranno gestiti sempre più unilateralmente dal DS! Già la Brunetta ha dato ai DS la formidabile arma delle iniziative unilaterali, che indebolisce il potere contrattuale delle RSU e dei lavoratori: se non firmi io posso usare i soldi lo stesso! Ora La buona scuola in 134 pagg. non parla mai di RSU e contratto d’istituto e dice di continuo che il DS può scegliere e premiare i migliori. Ma a pag 122 è annunciata la grande innovazione: il DS potrà gestire unilateralmente il 10 % delle risorse!

Infine, per fare tutto questo sarà necessario riformare gli organi collegiali, riducendone drasticamente il ruolo e i poteri, introducendo il Nucleo di valutazione. Altro annuncio: entro un anno sarà pronto il nuovo T.U. sulla scuola. Questa volta se l’è presa un po’ più comoda! Un passaggio significativo a pag. 71: “collegialità non può più essere sinonimo di immobilismo, di veto, di impossibilità di decidere alcunché” Sembra di risentire alcuni  DS di pessima fama!

Dal decreto Bassanini sulla dirigenza scolastica le scuole stanno vivendo sulla propria pelle il mancato scioglimento di un dilemma: qual è il rapporto tra DS e organi collegiali? Lo stesso decreto prevede che solo nel rispetto dei poteri degli organi collegiali il DS ha poteri di direzione, coordinamento e indirizzo. Ma di fatto i DS si sono spesso arrogati il diritto di decidere quali siano le competenze del Collegio, se può votare o meno su un certo tema, se le sue delibere sono legittime o meno, arrogandosi anche il potere di considerale nulle e disapplicarle. In uno Stato di diritto è un giudice terzo e indipendente che decide sulla validità delle delibere degli organi collegiali, Ma i DS spesso sono diventati attori e giudici al tempo stesso, nonostante il Consiglio di Stato ((sez. II n.11114/1980) abbia sancito che “le delibere del Collegio sono atti amministrativi definitivi e immediatamente esecutivi. Esse sono impugnabili per soli vizi di legittimità in via straordinaria, davanti al Presidente della Repubblica o, in via giurisdizionale,  davanti al T.A.R.” e anche che “il preside assicura l'esecuzione delle deliberazioni degli organi collegiali…Rientra nei doveri del Capo d'Istituto dare attuazione alle delibere anche se non le condivide e/o le ritiene illegittime"

Ma se il DS è sia attore che  giudice terzo di fatto diventa superiore gerarchico rispetto agli organi collegiali, facendo venir meno Stato di diritto e divisione dei poteri. L’annuncio della Buona scuola sembra sciogliere questo nodo nel senso di sancire la superiorità gerarchica del DS rispetto agli organi collegiali.

Quindi, ricapitolando il DS: sceglie i docenti che possono venire nella Sua scuola in base al loro portfolio; sceglie e retribuisce con il MOF i più bravi; ha piena disponibilità del 10% del MOF; con il Nucleo di valutazione decide chi accede allo scatto di merito; se la RSU non firma il contratto perché non è d’accordo con la proposta del DS,  può usare lo stesso le risorse; sceglie con il nucleo i mentor; subordina a sé gli organi collegiali eccetera,  eccetera …. Mi pare che ve ne sia abbastanza per dire che il significato dell’acronimo DS non sia Dirigente Scolastico, ma  Dittatore Scolastico!

Non solo, ma mi pare che ci siano tutti i presupposti per concludere – sperando che Faber non si rivolti nella tomba-  che La buona scuola dell’Apostolo Matteo assomigli più che ad una Buona Novella ad una Cattiva  novella per la scuola !